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La dieta a basso apporto in carboidrati o la dieta a basso apporto in grassi?

Maria Ester Danese

A cura di Elettra Pasqualoni - Dietista AIDAP Verona

Negli ultimi decenni, di pari passo con l'aumento dei profitti dell'industria della dieta, sono divenute sempre più popolari le diete a basso apporto di carboidrati e ad alto apporto di proteine. Recenti ricerche hanno evidenziato alcuni brillanti risultati a breve termine dovuti alla restrizione dei carboidrati e ciò ha scatenato un acceso dibattito nella comunità medica sull'efficacia e sicurezza di tali programmi dietetici.

La teoria

La teoria alla base delle diete a basso contenuto di carboidrati è la seguente: poiché i carboidrati promuovono la produzione di insulina, ormone anabolico che determina l'aumento di peso corporeo, la riduzione dell'introito di carboidrati dovrebbe determinare una riduzione del peso corporeo. [1] La dieta del dr. Atkins, [2] una delle più famose diete a basso apporto di carboidrati, limita l'assunzione dei carboidrati a 20 g al giorno, che corrisponde a meno di 1/6 della quantità raccomandata dalle linee guida nazionali. [3] Riducendo l'introito giornaliero di carboidrati l'organismo deve utilizzare le riserve muscolari ed epatiche di glicogeno come fonte di energia. In questa situazione di stress metabolico l'acqua associata al glicogeno è rilasciata e questo è il meccanismo che determina la cospicua perdita di peso osservata abitualmente dopo una settimana di dieta a basso contenuto di carboidrati. In una situazione di deficit energetico l'organismo inizia ad utilizzare anche i grassi ma, in assenza di carboidrati, l'ossidazione dei grassi porta a sviluppare delle sostanze chiamate corpi chetonici la cui concentrazione aumenta nel sangue creando uno stato chiamato di chetosi (il vomito acetonemico dei bambini si sviluppa per gli stessi meccanismi metabolici). Lo stato di chetosi determina, a volte, una soppressione dell'appetito che agevola a sua volta l'aderenza alla dieta. Il dr. Atkins sostiene che la chetosi sia "una condizione sicura, naturale e necessaria alla perdita di peso".

I dati a favore

Nel maggio 2003 fu pubblicato sul New England Journal of Medicine uno studio che ha confrontato la dieta del dr. Atkins con una dieta ipocalorica a basso apporto di grassi. [4] I ricercatori riscontrarono che i soggetti che seguivano la dieta del dr. Atkins manifestavano dopo sei mesi:

  • una perdita di peso corporeo più veloce e di maggior entità;
  • un miglioramento più significativo dei livelli ematici di colesterolo "buono" (HDL colesterolemia) e di trigliceridi;
  • un miglioramento più significativo della sensibilità insulinica;
  • un miglioramento più significativo del controllo glicemico.

Questi risultati sorpresero coloro che si opponevano a questa dieta perché avevano sostenuto che una dieta ricca in grassi avrebbe dovuto avere effetti negativi sui livelli di colesterolemia e, di conseguenza, sul rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.

I dati contro

Altri ricercatori, in uno studio pubblicato sempre nel New England Journal of Medicine nel 2003, hanno evidenziato che dopo un anno non si osservavano più differenze significative nella perdita di peso corporeo tra i soggetti che seguivano una dieta a basso apporto in carboidrati in confronto a quelli a cui era stata prescritta una dieta ipocalorica a basso apporto in grassi. [5]

Una recente revisione pubblicata su JAMA ha inoltre evidenziato che la perdita di peso nei soggetti che seguono la dieta Atkins sembra essere dovuta più al suo basso apporto calorico che non alla restrizione di carboidrati [6]: non è stata evidenziata infatti alcuna correlazione tra i livelli di corpi chetonici nel sangue e la perdita di peso corporeo.

Altri dati contro la prescrizione di piani dietetici a basso apporto di carboidrati sono:

  • Lo stato di chetosi, utile per la riduzione dell'appetito, può causare nausea e affaticamento. Inoltre uno stato di chetosi prolungato può favorire la deplezione dei minerali nelle ossa. [7,8]
  • Tale dieta appare inadeguata nell'apporto di alcune vitamine e sali minerali. [9]
  • La dieta a basso apporto di carboidrati, così come molte altre diete, non è facile da seguire a lungo termine. I ricercatori hanno in realtà evidenziato lo stesso tasso di drop-out (abbandono della dieta) tra i soggetti che seguivano la dieta del dr. Atkins e coloro che seguivano un dieta ipocalorica a basso apporto in grassi. In Italia, inoltre, dove è presente una cultura alimentare che predilige i carboidrati complessi come la pasta ed il pane l'aderenza a lungo termine ad una dieta a basso contenuto di carboidrati appare ancora più difficile.
  • Non vi sono studi a lungo termine sull'efficacia di tali diete. Esistono invece due studi (Diabetes Prevention Program e Finish Diabetes Prevention Program) che dimostrano che una dieta ipocalorica a basso apporto di grassi è in grado di determinare una riduzione del 58% del rischio di diabete a 4 anni. [10 -11]
  • Non vi sono studi a lungo termine neppure sui rischi di tali diete; è ben documentato comunque che il largo consumo cibi ricchi in grassi saturi, come quelli previsti nelle dieta del dr. Atkins, Zona, South Beach Diet, aumenta il rischio di malattie cardiache e alcuni tipi di cancro.
Conclusioni

L'assenza di una teoria solida e scientificamente provata nonché di studi che ne valutino sia l'efficacia che i rischi a lungo termine della dieta ipocalorica a basso contenuto di carboidrati indicano che non prudente raccomandare o seguire un tale regime dietetico per cercare di perdere peso. Le più importanti linee guida per la cura dell'obesità continuano, infatti, a raccomandare una dieta ipocalorica a basso contenuto di grassi. [12] Tale tipologia di dieta favorisce la perdita di peso attraverso la riduzione dell'introito calorico. La distribuzione dei principi nutritivi in tale dieta è, inoltre, conforme alle linee guida dietetiche per una sana alimentazione che prevedono una distribuzione delle calorie giornaliere per il 55-60% dai carboidrati, 10-15% dalle proteine e 25-30% dai grassi di cui 8-10% dai grassi saturi. [3,12] Il controllo dei grassi saturi risulta in grado di ridurre il rischio di malattie cardiache e alcuni tipi di cancro. Numerossissimi studi a partire dal vecchio Seven Country Study [13,14] al più recente Diabetes Prevention Program hanno mostrano che i principi di tale dieta basano su prove scientificamente solide e sicure che altre diete. non sono ancora riuscite a mettere in discussione.

Bibliografia

1. Sears, B., Lawren, B. Come raggiungere la Zona. Sperling & Kupfer Editori: Milano.
2. Atkins, RC. et al.(2003) Low-carb, low-fat diet gurus face off. Interview by Joan Stephenson. JAMA; 289:1767-1773.
3. Società Italiana di Nutrizione Umana. Livelli di Assunzione Raccomandati di energia e nutrienti per la popolazione italiana - Rev 1996.
4. Samaha, F. et al (2003). A Low Carbohydrate as Compared with a low –fat diet in severe obesity. New England Journal of Medicine; 348:2074-81
5. Foster, GD et al. (2003) A randomized trial of a low-carbohydrate diet for obesity.New England Journal of Medicine; 348:2082-90.
6. Bravata, DM et al. (2003).Efficacy and safety of low-carbohydrate diets: a systematic review. JAMA; 289:1837-50.
7. Hahn, TJ et al.(1979). Disordered mineral metabolism produced by ketogenic diet therapy. Calcified Tissue International; 28:17-22.
8. St Jeor, ST, Howard BV, Prewitt TE, Bovee V, Bazzarre T, Eckel RH; Nutrition Committee of the Council on Nutrition, Physical Activity, and Metabolism of the American Heart Association (2001). Dietary protein and weight reduction: a statement for healthcare professionals from the Nutrition Committee of the Council on Nutrition, Physical Activity, and Metabolism of the American Heart Association. Circulation;104:1869-74.
9. The American Dietetic Association. Sport e Nutrition: a guide for professional working with active people – third edition. Rosenbloon Editor.
10. Diabetes prevention program research group. (2002). Reduction in the incidence of type 2 diabetes intervention or metformin. New England Journal of Medicine; 346:393-403.
11. Tuomilehto, J. et al. (2001). Prevention of type 2 diabetes mellitus by changes in lifestyle among subjects with impaired glucose tolerance. New England Journal of Medicine; 344:1343-50
12. NIH (1998). Clinical Guidelines on the Identification, Evaluation and Treatment of Overweight and Obesity in Adults: The Evidence Report.
13. Keys, A. et al. (1967) Epidemiologic studies related to coronary heart disease: characteristics of men aged 40-59 in seven countries. Acta Medical Scandinavica (Suppl to vol. 460) 1-392.
14. Keys, A.(1970).Coronary heart disease in seven countries. Circulation (Suppl to vol.41) 1-211.

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